Chi ha paura della mamma cinese?

La famiglia e l’educazione dei figli sono da sempre il fulcro della società cinese.  L’ideogramma “hao”, dal significato di buono, bello, eccellente, è costituito dall’unione delle rappresentazioni ideografiche di donna e di bambino come a sottintendere che è dal rapporto tra madre e figlio che scaturiscono le migliori qualità dell’uomo.

Confucio (781 a.C.477 a.C.) vedeva in essa l’ambito nel quale nasceva e maturava la pietà filiale: il figlio doveva al padre rispetto e sostegno nella vecchiaia mentre il genitore gli assicurava supporto e aiuto nella sua formazione.

Ed è proprio la famiglia e l’educazione di stampo cinese ad essere in questi giorni indagati e discussi negli Stati Uniti e di riflesso anche qui, nella vecchia Europa.

L’articolo apparso un mese fa sul Wall Street Journal Why Chinese Mothers Are Superior?” ha destato una sorprendente ridda di discussioni in merito all’educazione dei figli. L’autrice sino-americana, Amy Chua, scrittrice e professoressa di legge a Yale, è sostenitrice del fatto che un’educazione di tipo cinese, severa ed intransigente, aiuti a plasmare degli adulti preparati, consapevoli e in grado di affrontare qualsiasi difficoltà la vita ponga loro davanti. A differenza dei metodi occidentali, talmente permissivi a suo giudizio, da rendere i figli falsamente sicuri di sé, pronti a soccombere al minimo problema.

Amy Chua ha senz’altro toccato un punto nevralgico della società statunitense, ne sono dimostrazione gli oltre 7700 post di risposta all’articolo. Nel suo libro, “Battle Hymn of the Tiger Mother” narra come, alla nascita delle sue due figlie, Sophia e Loiusa, abbia bandito fin dall’infanzia appuntamenti, pigiama party, tv e videogiochi a favore dello studio. Unico “svago” concesso erano le numerose ore di lezione al pianoforte o al violino a cui la scrittrice assisteva personalmente per spronarle a dare sempre il massimo. Un genitore cinese, infatti, è convinto che gli ottimi risultati conseguiti dal figlio riflettano la sua bravura come genitore e, nel caso in cui il figlio fallisca, la colpa è da attribuire al padre o alla madre che non hanno adempiuto al proprio dovere. Tuttavia, se Sophia e Louisa, raggiunta l’adolescenza sono riuscite a liberarsi dall’atteggiamento impositivo della madre, cosa succede in Cina all’interno delle famiglie?

Nell’Impero di Mezzo, la pubblicazione ed il successo di manuali come “La ragazza di Harvard, Liu Yiting” che, a partire dal 2000 si sono imposti sul mercato, hanno segnato una svolta decisiva nella discussione in ambito educativo. Zhong Xinwu e Liu Weihua, in questo diario/reportage durato sedici anni hanno messo a disposizione del pubblico la propria esperienza di genitori pronti a mettere in pratica qualsiasi strategia affinché la figlia Liu Yiting sviluppasse al meglio la propria personalità, raggiungesse brillanti risultati accademici e ottenesse l’ammissione ad Harvard. Appartenenti ad una generazione frustata negli ideali e nelle ambizioni dalla Rivoluzione Culturale hanno maturato un approccio aggressivo ma efficace. In una società competitiva come quella cinese dove tutte le speranze e gli sforzi risiedono nell’ educazione di un unico figlio è naturale che il caso di Liu Yiting abbia non poco ispirato l’emergente classe media cinese assetata di modelli a cui fare riferimento.

Tuttavia, quella della ragazza di Harvard è davvero un’educazione di successo? A dieci anni dalla sua pubblicazione, non tutti i pareri sono concordi. Le cose stanno cambiando. Un mutamento anche sancito dalla diffusione e dal consenso suscitato da un altro manuale stampato nel 2009: “Una buona madre è meglio di un buon insegnante”. L’autrice Yi Jianli capovolge i principi fino allora in voga affermando che “la gestione migliore è la non gestione”. Lasciare che il bambino proceda per “prove e tentativi” evitando un’eccessiva ingerenza che, a lungo andare, modifica il naturale corso della sua evoluzione e della sua crescita. Una teoria rivoluzionaria per i genitori cinesi ma, inaspettatamente, molto apprezzata. E dopotutto, anche in questo caso, ritroviamo una figlia dagli incredibili successi scolastici: terza classificata tra i migliori studenti di Pechino e ammessa a tutte le più prestigiose università del Paese.

Questa tendenza all’occidentalizzazione dei metodi educativi appare evidente anche dalle dichiarazioni rilasciate al China Daily USA da Cui Yonghua, primario del reparto di psichiatria del Beijing Anding Hospital in risposta alle polemiche scatenate da Amy Chua: “ I genitori dovrebbero credere che i propri figli siano in grado di essere capaci e flessibili”. Infatti, un’educazione troppo restrittiva, volta allo sviluppo di un ottimo quoziente intellettivo ma poco attenta alla salute mentale ha generato negli ultimi anni in Cina non pochi problemi comportamentali .

In ultima analisi, mentre l’America prende atto dell’esistenza di debolezze ed incoerenze presenti in un sistema fino a poco tempo fa considerato infallibile, l’altro capo del mondo accoglie sempre più favorevolmente le teorie occidentali rispettose della libera espressione del bambino e dei suoi bisogni.

di Alessandra Solaro

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Costume e Società e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...