Nel nome del drago

Drago di epoca Tang

Drago. Epoca Tang (618-907 d.C.), 34 cm di altezza e 28 cm di lunghezza, bronzo dorato con un’anima in ferro. Museo di Storia dello Shaanxi (Cina).

Guardalo bene. Gioca scherzoso cercando un equilibrio tra le onde? O scivola tra le nuvole pronto a procurar la pioggia? O, ancora, balza all’improvviso per scacciare spiriti malvagi?

Questo piccolo drago dorato è ritratto –quasi fotografato- in un momento preciso delle innumerevoli azioni di cui è capace.

Se il movimento del corpo agile e vigoroso, ad una prima occhiata, lascia qualche dubbio, il suo sguardo parla chiaro: la creatura è balzata fulminea verso un obiettivo che ora guarda con feroce attenzione, la parte anteriore tesa e pronta all’attacco, quella posteriore ancora nell’atto di completare il balzo con cui si è rivelato.

Ritrovato nel 1975 durante gli scavi nei sobborghi meridionali dell’odierna Xi’an (più precisamente a Caochangpo), questo bellissimo esempio di drago è stato scoperto sotto un’abitazione che aveva probabilmente il compito di proteggere dalle possibili intrusioni di spiriti maligni. Ma oltre alla capacità di difendere con forza una famiglia e la sua dimora, un Drago cinese cos’altro sa fare?

Creatura benevola e benefica, costituisce uno dei simboli più complessi e compositi della tradizione cinese. E’ uno degli emblemi di buon auspicio per eccellenza, racchiude in sé elementi di forza, vigore e potere affiancati da bonarietà e giocosità, è associato alla vita, alla fertilità e alla pioggia (elemento di importanza suprema per una civiltà prevalentemente agricola) che governa con saggezza. E’ uno dei 4 animali cosmici insieme alla Tartaruga Nera del Nord, la Fenice Rossa del Sud e la Tigre Bianca dell’Ovest, e governa l’Est e le forze creatrici della Primavera. Si crede infatti che trascorra il periodo invernale sotto terra ricomparendo poi in primavera e portando con sé tuoni e piogge. Il suo tradizionale legame con l’acqua, che lo fa risiedere preferibilmente nei fiumi o negli oceani (ma è a suo agio anche nelle viscere della terra come tra le nuvole), rimane chiaro anche in termini contemporanei di uso comune ben lontani da qualsiasi suggestione sovrannaturale: ad esempio rubinetto ( lóng tóu) o manichetta antincendio ( xiāo fáng lóng tóu). E’ anche simbolo di longevità, poiché il suo uovo necessita 500 anni per schiudersi e impiega 20.000 anni per diventare adulto. Ama giocare con i bambini, può aiutare gli eserciti in battaglia e spesso diventa la cavalcatura privilegiata di grandi divinità nei loro spostamenti tra le nuvole.

Le sue capacità magiche gli permettono di cambiare forma, diventare minuscolo o gigantesco, di rendersi visibile o invisibile, ma sempre comparendo d’improvviso e in modo fugace, rappresentando così per i Buddisti Chan (Zen in Giappone) una visione della Verità, istantanea, transitoria ed evanescente.

Emblema dell’Imperatore, di cui è divenuto potente antenato, col tempo il drago è diventato simbolo della Cina stessa e del suo popolo, spesso ancor più agli occhi degli Occidentali.

Ma questo drago, nel suo balzo silenzioso, ci parla anche dell’epoca in cui è stato creato: il periodo Tang (618-907 d.C.), forse in particolare l’epoca dell’Imperatore Xuanzong (che regnò dal 712 al 756 d.C.) poiché la casa sotto cui è stato trovato pare appartenesse alla famiglia di un suo primo ministro.

Considerato uno dei più splendidi capitoli della storia della Cina antica, la dinastia Tang rappresenta un momento di crescita economica, stabilità politica ed espansione territoriale, di importanti cambiamenti sociali (dovuti anche al consolidamento degli esami imperiali quale tecnica di reclutamento dell’apparato burocratico), di progresso scientifico (fu inventata la stampa e la polvere da sparo e furono realizzate importanti innovazioni tecnologiche nel campo della risicoltura) e di fioritura filosofica, letteraria (in particolare, poetica) ed artistica.

Il corpo sottile e sinuoso del nostro draghetto sembra rispondere ai canoni estetici dell’arte calligrafica in voga in questo periodo. Le parole di Li Zehou (uno dei più importanti pensatori cinesi contemporanei) nel suo “La via della bellezza: per una storia della cultura estetica cinese”, descrivendo le caratteristiche dello stile calligrafico corsivo del periodo ci rivelano il gusto estetico a cui l’artigiano si è probabilmente ispirato e, contemporaneamente, ricalcano le caratteristiche della figura mitica del drago in ogni epoca:

“il corsivo dell’apogeo dei Tang, con le sue serpeggianti linee energiche e flessuose, con la sua mutevole struttura – ora continua e compatta, ora slegata e sciolta -, con le sue repentine e imprevedibili variazioni, con le sue movenze energiche e sbrigliate, sembra la rappresentazione sulla carta di una danza impetuosa.”

Figlio della sua epoca, questo piccolo drago, bellissimo esempio di equilibrio ed eleganza, non solo ne ricalca lo stile calligrafico ma riporta anche alcune delle caratteristiche proprie dei manufatti artistici del periodo quali la vivacità, la sensibilità e il grande realismo, derivati dalla fusione di diversi atteggiamenti nei confronti della vita e differenti linguaggi artistici delle dinastie precedenti. Insieme all’irresistibile attrazione verso motivi, materiali e forme straniere giunti attraverso la Via della Seta.

In questo drago, la suggestione “barbara” può essere individuata nell’utilizzo della doratura. L’oro in Cina era conosciuto fin dall’antichità, ma ad esso erano tradizionalmente preferiti la giada e il bronzo per la difficoltà della lavorazione e le caratteristiche durevoli. Associato alla longevità e all’immortalità all’interno nella pratica taoista, è solo con la diffusione del Buddismo e, successivamente, con la presenza sempre maggiore di manufatti dell’Asia Centrale durante l’epoca Tang, che l’oro diviene un materiale sempre più apprezzato ed utilizzato ed inizia a divenire metafora di virtù umana.
di Elena Mattioli

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