Giovani generazioni cinesi a confronto: un gregge di pecore?

Immaginiamoci un giovane cinese, metropolitano, sui trent’anni coinvolto nella brillante crescita economica della Cina. Dovrebbe essere il più felice, orgoglioso rappresentante e portavoce di una generazione ma, secondo una recente ricerca sull’ “Indice di Felicità della Popolazione Cinese nel 2010”, la fascia dei giovani con un’età inferiore ai trent’anni è caratterizzata dal più basso tasso di felicità in assoluto. Le ragioni sono presto dette: nessuna indipendenza economica, difficoltà nei rapporti interpersonali, e un’opprimente pressione scolastica e sociale.

Confucio amava dire: “A trent’anni si sta in piedi da soli”, eppure, i suoi discendenti pare non sappiano contare sulle proprie capacità, assumersi delle responsabilità o perseguire degli obbiettivi definiti. Da un’ulteriore indagine patrocinata da Sina Henan e dal giornale Henan Shangbao, a quasi trent’anni, l’uomo medio è single, non può contare su un lavoro stabile, vive in balia della sorte e preferirebbe investire in un’automobile piuttosto che in un appartamento.

L’argomento “famiglia” è un tema complesso che implica la coesistenza di molteplici fattori come l’elevato costo delle abitazioni, il mantenimento di quattro genitori anziani e l’educazione di un figlio. Un sogno, quindi non così appetibile per migliaia di giovani che preferiscono rimandare il momento del matrimonio. Zhang Na, giovane trentenne, sottolinea: “Formare una famiglia, significa farsi carico di una pressione indescrivibile”, meglio aspettare ancora un paio d’anni! Dopo le nozze, l’impegno più urgente è il mutuo da pagare e, solo in seguito, il figlio da crescere. Chen Jun ha trent’anni, lavora in un’agenzia pubblicitaria con uno stipendio di 2.500 yuan al mese e dichiara: “Nemmeno se evitassi di mangiare e bere potrei permettermi un metro quadro di una casa”. La retribuzione di un giovane nato nella decade degli anni 80 non arriva a coprire, nel 78% dei casi, il valore di un metro quadrato abitabile, mentre, dieci anni fa, la percentuale si arrestava al 69%. In quegli anni, una volta ottenuto un lavoro, era naturale pianificare il proprio futuro: una casa, un figlio, i genitori di cui prendersi cura. Oggi, i giovani cambiano occupazione in media tre volte prima di raggiungere un lavoro stabile. Attualmente solo l’8,6% dei trentenni ha raggiunto una posizione dirigenziale ma si stima che intorno ai 35 anni una più vasta maggioranza di colletti bianchi potrà favorire di avanzamenti di carriera. Tuttavia, quello che affligge questa generazione, non è tanto la mancanza di risorse economiche quanto l’atteggiamento passivo con il quale affronta le difficoltà della vita.

E gli adolescenti? In base a una ricerca del Centro per la diffusione dell’istruzione in Cina attuata nelle principali città cinesi tra cui Pechino, Dailian e Taiyuan gli studenti, in particolare quelli delle scuole superiori, presentano gravi difficoltà a sviluppare rapporti interpersonali e a comunicare con i propri genitori. I ragazzi universitari hanno una scarsa fiducia in se stessi tanto da rifuggire il contatto con gli altri. Il direttore del Centro, il dottor Zhang Han Xiang spiega: “Nell’educazione dei figli, investiamo troppo nella scuola ignorando il ruolo dei genitori e della comunità ma soprattutto del capofamiglia”. A suo dire, bisogna distinguere tra i figli unici e i bambini che invece si trovano a vivere in famiglie spezzate a causa di un divorzio o per l’”abbandono” di un coniuge costretto a lasciare il villaggio per migrare in città.

La solitudine di queste generazioni li porta ad assumere un comportamento più simile “alla pecora che al lupo”. Abituati, fin da piccoli, a modellare la propria personalità in base alle richieste dei genitori, degli insegnanti e della società sono diventati dei “bravi bambini”, silenziosi, poco propositivi e senza spirito d’avventura. Il motto pare essere “Se non ci sono problemi, evita di crearli, se ce ne fossero, ignorali”. La paura li domina: temono di acquistare alimenti avariati, di essere imbrogliati e di assumersi delle responsabilità; la società stessa è una minaccia che li angoscia instillando in loro nuove ansie. D’altra parte, secoli di dominio feudale hanno reso il popolo cinese ubbidiente e consapevole di come l’autorità abbia, nei confronti di ognuno, diritto di vita e di morte. Di conseguenza, perchè sognare? Ogni sforzo è vano poiché non porterà ad alcun successo.

La questione ha sollevato un dibattito che ha visto figure preminenti e migliaia di micro-blogger scambiarsi opinioni e critiche. Yuan Yue, presidente della Horizon Research afferma:

“Qual è l’origine del gregge? E’ il troppo amore che le famiglie riversano sui figli fin dall’infanzia. E’ normale che nel momento in cui si trovano a dover affrontare le pressioni che gli esami scolastici e la società impongono non sappiano come reagire”.

Il professor Zhang Ming, membro del Congresso Nazionale del Popolo:

“Prima di tutto bisogna dire che la politica del figlio unico ha dei difetti. Se succedesse qualcosa a quell’unico figlio, la famiglia si estinguerebbe! E’ un problema anche educativo: nessuno insegna loro a rischiare perché nessuno vuole assumersi la responsabilità di un eventuale insuccesso”.

Zhou Hucheng, esperto opinionista:

“Alcuni giovani non desiderano lottare perché non sarebbero in grado di rinunciare a un’ esistenza agiata. Poiché non vedono vie di crescita personale, decidono di rifuggire la società. Bisogna dare più spazio a questi giovani in modo che tornino ad avere fiducia nelle loro possibilità”.

Zhang Min, scrittore di romanzi sentimentali:

“I giovani devono sopportare un’educazione impositiva: il lavoro, la casa, i disastri ambientali, i problemi sociali legati all’assenza di protezione e di sicurezza nei consumi. Tutto questo combinato alla loro mancanza di esperienza nei rapporti sociali e insicurezza economica ha generato in loro un atteggiamento passivo”.

I commenti dei micro-blogger:
Piaoliu de Yinyuehe:

“Il ragno Feixiang non era né forte né rapido, tuttavia, quando si è determinati si ottiene ciò che ci si prefigge. Un giorno scoprii, nel cortile sul retro, una grande ragnatela tra i cornicioni. Com’era possibile? Il ragno aveva volato? Eppure tra le due estremità dei muri c’era un grande spazio vuoto. Com’era riuscito a lanciare il primo filo della ragnatela? Alla fine, notai che il ragno aveva fatto una lunga serie di curvature. A partire dall’estremità del cornicione aveva progredito attraverso piccoli ma continui nodi, lungo tutto il muro, su e giù, un passo dopo l’altro”.

03MH:

“A volte abbiamo bisogno di una crisi per stimolare le nostre potenzialità, per risvegliare l’entusiasmo per la vita a lungo tenuto nascosto nei recessi della nostra anima, per realizzare quanto alto sia il valore dell’esistenza umana. La mediocrità delle persone non è dovuta alla loro inadeguatezza delle persone ma alla loro indifferenza, all’assenza del desiderio di miglioramento. Non siamo spronati a crescere, a sviluppare il nostro potenziale, sepolti come siamo da una macchina ottusa. Non dobbiamo sempre invidiare le qualità altrui perché noi stessi ne possediamo”.

Beijing Anyuan Xiong :

“Le persone finiscono per adagiarsi ma non so quando succeda. Nessuna richiesta fuori dall’ordinario, nessun sogno. Si accontentano di una vita semplice e delle piccole cose. Questo però non basta per chi continua a cercare, per chi guarda avanti. Anche se cammino lentamente su impronte già tante volte calpestate non voglio muovermi con queste gambe rigide per poi scoprire che sono già caduto in un baratro di depravazione, chiuso nel mio silenzio. Non posso accettare questo atteggiamento deprimente e farla finita. Io ho ancora dei sogni”.

hm115 :

“Con le persone…evito di arrabbiarmi…posso solo scegliere di rimanere in silenzio…non voglio ferire nessuno…posso solo esprimermi attraverso il mio atteggiamento taciturno”.

Qinggan Zhuanjia Zhenfan :

“E’ l’eutanasia del lavoro, si verifica spesso sul luogo di lavoro ed è il caratteristico segnale che non c’è passione in quello che si fa. Non si hanno iniziative e non si fa altro che adeguarsi”.

Huo Dizi :

“Intervengo su quanto detto a proposito del gregge delle generazioni 70, 80 e 90. In una società dove il motto imperante è “Correggere la famiglia per governare il Paese” la competizione è altissima ma non serve svilirsi. La cura potrebbe essere l’allenamento: anche se non si possiede uno spirito intraprendente ci si può sempre esercitare”.

Fonte: SOHU

di Alessandra Solaro

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