Disegnando la nuova Cina

Che cosa vedono gli occhi di un giovane designer cinese? Cosa crea la sua mente? Le risposte a queste domande cerca di darle la mostra China New Design allestita presso i locali di Palazzo Chiablese a Torino, per opera dell’IGAV (Istituto Garuzzo per le Arti Visive, Torino), e negli spazi espositivi del MINI&Triennale CreativeSet del Design Museum di Milano.

Nelle tre stanze che si affacciano sulla Piazzetta Reale di Torino è presentata una panoramica di quella che dovrebbe essere, a detta dei curatori, Jérôme Sans (direttore dello UCCA , Ullens Center for Contemporary Art – Pechino) e Cui Qiao (direttore generale della Sezione Cultrale ed Educativa dell’UCCA), la cultura delle nuove generazioni cinesi. Si parla, quindi, di creatività cinese. Un nome e un aggettivo la cui associazione lascia un pò stupiti noi occidentali, abituati a considerare la Cina come una Nazione che negli ultimi decenni sostanzialmente riproduce ma non crea. In un’intervista a chinaSMACK, Clancy Dalebout, attuale marketing manager di Ikon Group Beijing, affermava a proposito del business legato alla creatività in Cina: “Non vi è alcun vantaggio a spendere un sacco di tempo e di denaro per creare qualcosa di originale quando sarebbe quasi impossibile da proteggere. D’altra parte non vi è alcun rischio nel rubare idee di altri Paesi, dal momento che non c’è niente che possano fare. Se sei un uomo d’affari cinese, la tua scelta è di spendere un sacco di soldi per qualcosa che potrebbe non funzionare o copiare qualcosa che si è già stato dimostrato essere efficace? Nella maggior parte dei casi la scelta è facile”.

Tuttavia, nonostante lo scetticismo e la staticità del mercato, qualcosa si sta muovendo. Ne sono un esempio questi giovani artisti, spesso sconosciuti, che sperimentano nuove forme e contenuti espressivi. Compito per nulla facile se si considera quanto la parola “Arte Contemporanea” sia stata per lungo tempo vista con diffidenza dalla Cina. Scriveva Ai Weiwei: “la maggior parte delle opere d’arte di artisti cinesi dimostrano la precisa richiesta di valori culturali e identitari. Tale richiesta riflette la battaglia per un sistema di valori e la formazione dei nuovi valori all’interno dei cambiamenti sociali successivi alla Rivoluzione culturale”.

Così, accanto a creazioni di fashion, graphic, interior e multimedia design, mi ha molto colpito l’opera di Wu Fan che ha ricostruito, attraverso le foto ritrovate in una vecchia scatola, la storia della sua famiglia e l’ha racchiusa in un libro ad essa dedicato. “Ognuno di noi possiede una scatola” scrive a grandi lettere. Il passato vive con noi, aspetta di essere riscoperto perchè possiamo mediante la sua ricchezza creare un futuro che più ci rassomigli. Anche Wang Wing Fant, guarda alla tradizione, al passato, rivisitandolo. Lo stile Shan Shui, privato dei suoi tradizionali scenari naturalistici si articola in un incessante balenare e scomparire degli ideogrammi di roccia, albero, foresta, bambù e montagna. Queste raffigurazioni grafiche degli elementi tipici delle opere Shan Shui (il cui significato letterale è appunto, montagna acqua) formano attraverso mille combinazioni, inedite trame e poesie di luce.

La narrazione prosegue nei filmati di Feng Jianzhou “Errore di lettura”, di Pi San “Tutto questo non è così male come si pensa” e di Fei Jun “Carta che fa ombra”. La successione di immagini ci restituisce l’istantanea di una Cina moderna assai complessa in cui non è facile vivere e comunicare. Per questo motivo, la possibilità di dare visibilità a queste opere non può che essere beneaugurale. “Molti progettisti non sono mai stati presentati all’estero” sottolinea Cui Qiao “Alcuni di loro non hanno nemmeno la possibilità di mettere in produzione e commercializzare i loro lavori. Ma ciò che importa è il loro potenziale. Per noi è più preziosa e apprezzabile la loro espressività non ancora inquinata dalla commercializzazione”.

di Alessandra Solaro

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