4. Cibo di purissima qualità

Chi fan ba“Signor Ma, com’ è andata ?”, chiese Gao Lou.
“Gao Lou, ho mangiato proprio bene. Cibo di purissima qualità, per non parlare, poi, del vino: eccellente. Sai, di quello che servono caldo., rispose il Signor Ma.
“Oh bene Signor Ma, bene, molto bene. Prossimo alla partenza, no?”.
“Eh bravo, il nostro Gao Lou: come sei intelligente. Sì, parto per Changsha. Anzi, prepara anche tu le valigie”, ordinò con tono dimesso il Signor Ma…
“Ah, preparo anche io le valigie”, gli rispose per nulla stupito Gao Lou; e poi continuò: “La nuova merce è arrivata, ho verificato che tutti gli ordini siano stati spediti, e anche…”.
“Torna a casa, dai!”, lo interruppe sorridendo il Signor Ma.

di Delia Olivetto (Xiao Yi)

Immagine di proprietà del sito China News

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Piccoli Imperatori crescono

Dai ZhikangDai Zhikang ha solo 28 anni ma  è già CEO di una delle più grandi aziende cinesi fornitrici di SNS (Social Network Service), la Comsenz Technology Co., Ltd. e  vicepresidente della Tencent, la compagnia che gestisce il portale internet più importante della Cina e che nel 2010 ha acquisito la Comsenz permettendo un collegamento diretto tra la piattaforma della comunità online Discuz! di proprietà della Comsenz e i servizi di messaggeria istantanea QQ della Tencent.

Una personalità particolare quella di Dai Zhikang. Un ragazzo della generazione post anni’ 80, figlio unico per legge, “piccolo imperatore” per definizione.

Dai Zhikang nacque nel 1981 nella città di Da Qing (provincia dello Heilongjiang) dove è presente il più grande giacimento di petrolio cinese. Crebbe circondato da intellettuali ed insegnanti come suo padre, professore universitario, che fin da piccolo gli insegnò a pensare con la sua testa per trovare la propria strada nello studio come nella vita. In una recente intervista ha risposto a coloro che gli chiedevano il segreto del suo successo: “Fallire è positivo come riuscire, l’esperienza di una persona non si può replicare. Nel periodo dell’università non potevo studiare e me ne sono allontanato perché desideravo davvero approfondire delle conoscenze. Questo, però, non è un metodo che si può applicare a tutti. La cosa più importante è che ognuno capisca chiaramente ciò che ha dentro di sé”. Tutto sta nell’avere coraggio ed essere risoluti nelle proprie convinzioni. Quale abisso sembra separare i genitori che pensano che l’unica cosa importante nella vita sia che i figli si laureino nelle università più prestigiose e questo giovane quasi trentenne che ha coronato il percorso accademico a fatica perché quanto veniva insegnato era obsoleto!

Il percorso di Dai Zhikang riflette i valori di un generazione che si avvicinano sempre di più all’individualismo piuttosto che all’”armonia del gruppo”, alla ricerca e al miglioramento delle proprie competenze anziché all’ottenimento di un lavoro stabile. Dai Zhikang ha scommesso e ha vinto. Nel 2000 fu ammesso al famoso Istituto di Tecnologia di Harbin ma, nonostante l’invidia di molti, ne rimase sostanzialmente deluso. Le materie non lo interessavano e la struttura si stava appena mettendo in pari con il rapido sviluppo di internet: un ambiente digitale nuovo e stimolante dove esisteva la possibilità di comunicare con sconosciuti, di scambiare informazioni e stringere nuove amicizie. Tutto ciò lo affascinava e ne determinò le scelte successive. Al secondo anno abbandonò il campus, affittò una stanza dove si rinchiudeva per 15 ore al giorno per mettere a punto Discuz!, una piattaforma di forum e servizi web gratuiti. Nel 2003 il grande salto, la vendita del software a pagamento, costo 500 yuan. Il mercato però non reagì bene e in sei mesi il programma non vide nemmeno un acquirente.  A quel punto Dai Zhikang avrebbe potuto ripiegare su un’offerta impiegatizia che gli avrebbe garantito stabilità e 300.000 yuan l’anno. Decise invece di non farlo, di non buttare via ciò aveva realizzato fino ad allora, anzi, aggiornò il programma e migliorandolo riuscì a venderlo a 3.000 yuan.

In quel periodo esistevano molti software che fornivano gli stessi servizi ma fallivano in rapidità e capacità non riuscendo a far decollare il numero di utenti registrati. Nell’ottobre del 2003 grazie ai guadagni delle vendite di Discuz! Dai Zhikang mise da parte un capitale 500.000 yuan, si trasferì a Pechino e fondò tra mille difficoltà la Comsenz. All’epoca poteva contare solo su una stanza e due telefoni, uno per il direttore generale e un altro per il marketing manager. “Temevo che se avessi detto che ero solo non mi avrebbero mai dato retta”, rivela ridendo. Adesso, presso la sua azienda lavorano più di duecento persone, per l’80% programmatori. Il giro d’affari è impressionante: un patrimonio aziendale di 100 milioni di yuan e uno personale di 20 milioni.

La figura di Dai Zhikang in un periodo di crescente disoccupazione dei giovani laureati rappresenta un esempio imprenditoriale forte, un segno di speranza e valore: “La cosa più importante ora è fare le cose per bene. E’ come correre una maratona: l’importante è la strada che hai sotto i piedi non la meta lontana. Agli inizi mi sono prefissato un piccolo obbiettivo, dopo averlo raggiunto ne ho perseguito uno più grande che mi ha portato a diventare quello che sono oggi”.

di Alessandra Solaro

Fonte: CNWNEWS

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Nel nome del drago

Drago di epoca Tang

Drago. Epoca Tang (618-907 d.C.), 34 cm di altezza e 28 cm di lunghezza, bronzo dorato con un’anima in ferro. Museo di Storia dello Shaanxi (Cina).

Guardalo bene. Gioca scherzoso cercando un equilibrio tra le onde? O scivola tra le nuvole pronto a procurar la pioggia? O, ancora, balza all’improvviso per scacciare spiriti malvagi?

Questo piccolo drago dorato è ritratto –quasi fotografato- in un momento preciso delle innumerevoli azioni di cui è capace.

Se il movimento del corpo agile e vigoroso, ad una prima occhiata, lascia qualche dubbio, il suo sguardo parla chiaro: la creatura è balzata fulminea verso un obiettivo che ora guarda con feroce attenzione, la parte anteriore tesa e pronta all’attacco, quella posteriore ancora nell’atto di completare il balzo con cui si è rivelato.

Ritrovato nel 1975 durante gli scavi nei sobborghi meridionali dell’odierna Xi’an (più precisamente a Caochangpo), questo bellissimo esempio di drago è stato scoperto sotto un’abitazione che aveva probabilmente il compito di proteggere dalle possibili intrusioni di spiriti maligni. Ma oltre alla capacità di difendere con forza una famiglia e la sua dimora, un Drago cinese cos’altro sa fare?

Creatura benevola e benefica, costituisce uno dei simboli più complessi e compositi della tradizione cinese. E’ uno degli emblemi di buon auspicio per eccellenza, racchiude in sé elementi di forza, vigore e potere affiancati da bonarietà e giocosità, è associato alla vita, alla fertilità e alla pioggia (elemento di importanza suprema per una civiltà prevalentemente agricola) che governa con saggezza. E’ uno dei 4 animali cosmici insieme alla Tartaruga Nera del Nord, la Fenice Rossa del Sud e la Tigre Bianca dell’Ovest, e governa l’Est e le forze creatrici della Primavera. Si crede infatti che trascorra il periodo invernale sotto terra ricomparendo poi in primavera e portando con sé tuoni e piogge. Il suo tradizionale legame con l’acqua, che lo fa risiedere preferibilmente nei fiumi o negli oceani (ma è a suo agio anche nelle viscere della terra come tra le nuvole), rimane chiaro anche in termini contemporanei di uso comune ben lontani da qualsiasi suggestione sovrannaturale: ad esempio rubinetto ( lóng tóu) o manichetta antincendio ( xiāo fáng lóng tóu). E’ anche simbolo di longevità, poiché il suo uovo necessita 500 anni per schiudersi e impiega 20.000 anni per diventare adulto. Ama giocare con i bambini, può aiutare gli eserciti in battaglia e spesso diventa la cavalcatura privilegiata di grandi divinità nei loro spostamenti tra le nuvole.

Le sue capacità magiche gli permettono di cambiare forma, diventare minuscolo o gigantesco, di rendersi visibile o invisibile, ma sempre comparendo d’improvviso e in modo fugace, rappresentando così per i Buddisti Chan (Zen in Giappone) una visione della Verità, istantanea, transitoria ed evanescente.

Emblema dell’Imperatore, di cui è divenuto potente antenato, col tempo il drago è diventato simbolo della Cina stessa e del suo popolo, spesso ancor più agli occhi degli Occidentali.

Ma questo drago, nel suo balzo silenzioso, ci parla anche dell’epoca in cui è stato creato: il periodo Tang (618-907 d.C.), forse in particolare l’epoca dell’Imperatore Xuanzong (che regnò dal 712 al 756 d.C.) poiché la casa sotto cui è stato trovato pare appartenesse alla famiglia di un suo primo ministro.

Considerato uno dei più splendidi capitoli della storia della Cina antica, la dinastia Tang rappresenta un momento di crescita economica, stabilità politica ed espansione territoriale, di importanti cambiamenti sociali (dovuti anche al consolidamento degli esami imperiali quale tecnica di reclutamento dell’apparato burocratico), di progresso scientifico (fu inventata la stampa e la polvere da sparo e furono realizzate importanti innovazioni tecnologiche nel campo della risicoltura) e di fioritura filosofica, letteraria (in particolare, poetica) ed artistica.

Il corpo sottile e sinuoso del nostro draghetto sembra rispondere ai canoni estetici dell’arte calligrafica in voga in questo periodo. Le parole di Li Zehou (uno dei più importanti pensatori cinesi contemporanei) nel suo “La via della bellezza: per una storia della cultura estetica cinese”, descrivendo le caratteristiche dello stile calligrafico corsivo del periodo ci rivelano il gusto estetico a cui l’artigiano si è probabilmente ispirato e, contemporaneamente, ricalcano le caratteristiche della figura mitica del drago in ogni epoca:

“il corsivo dell’apogeo dei Tang, con le sue serpeggianti linee energiche e flessuose, con la sua mutevole struttura – ora continua e compatta, ora slegata e sciolta -, con le sue repentine e imprevedibili variazioni, con le sue movenze energiche e sbrigliate, sembra la rappresentazione sulla carta di una danza impetuosa.”

Figlio della sua epoca, questo piccolo drago, bellissimo esempio di equilibrio ed eleganza, non solo ne ricalca lo stile calligrafico ma riporta anche alcune delle caratteristiche proprie dei manufatti artistici del periodo quali la vivacità, la sensibilità e il grande realismo, derivati dalla fusione di diversi atteggiamenti nei confronti della vita e differenti linguaggi artistici delle dinastie precedenti. Insieme all’irresistibile attrazione verso motivi, materiali e forme straniere giunti attraverso la Via della Seta.

In questo drago, la suggestione “barbara” può essere individuata nell’utilizzo della doratura. L’oro in Cina era conosciuto fin dall’antichità, ma ad esso erano tradizionalmente preferiti la giada e il bronzo per la difficoltà della lavorazione e le caratteristiche durevoli. Associato alla longevità e all’immortalità all’interno nella pratica taoista, è solo con la diffusione del Buddismo e, successivamente, con la presenza sempre maggiore di manufatti dell’Asia Centrale durante l’epoca Tang, che l’oro diviene un materiale sempre più apprezzato ed utilizzato ed inizia a divenire metafora di virtù umana.
di Elena Mattioli

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3. Mele rosse e bicchieri di “bai jiu”

Signor Ma, dove sta andando?”, chiese Liao Tian.

“Ciao Liao Tian, sto andando al mercato, e tu?”, gli rispose il Signor Ma.

“Eh io…Io, beh sì, sto andando al mercato…Sì, sì al mercato. Ma lei non va a lavorare?”, ribattè.

“Vado al mercato, le Mele Rosse sono le migliori.”, gli disse.

Chiacchierando del più e del meno arrivarono in uno spiazzo brulicante di gente.

“Guarda queste sì che sono mele: che belle queste  mele rosse”, e rivolgendosi al commesso proseguì: “Buongiorno, mi da due chili di Le Mele Rosse?”

“Signor Maaaa, buongiorno” disse il commesso, e poi verso la folla: “ Venite venite, qui c’è il Signor Ma, compra Le Mele Rosse”.

E alla fine un bicchiere di “bai jiu” per tutti.

di Delia Olivetto (Xiao Yi)

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2. Camicia bianca e cravatta rossa

Il Signor Ma si svegliò di soprassalto: era ora di alzarsi. Dopo una rinfrescata di tutto rispetto s’infilò la camicia bianca della festa e abbottonò scrupolosamente tutti i bottoni curandosi di “lucidarli” con il polpastrello dell’indice. Indossati i pantaloni neri, la cravatta rossa, e per ultima, la giacca, si avviò per strada con il suo borsello nero odorante di pelle sottile.

Con quel suo incedere sicuro raggiunse uno dei vicini empori dell’ informatica di Pechino, a pochi passi dal  “LongBao DaSha”, poiché desideroso di acquistare un nuovo telefono cellulare.

Mentre stava osservando i modelli esposti si levò una voce:

“Buongiorno, che lavoro fa?”, gli disse tutto d’un fiato il commesso.

“ Sono un nuovo dirigente”.

SIGNOR MA,” urlò entusiasta, “ma Signor Ma… Perché lei, è il Signor Ma, vero? Sì, certo, il nipote di Lao Ma, cugino di Er Ma, compagno di scuola di Da Ge e compagno di bevute di Liu Mang. Sì, sì, quello del villaggio Da Mi… Scusi ma questo modello non fa proprio per lei, venga, mi segua. Lei ha bisogno di tutt’altro”. E si dileguarono nei meandri del negozio.

Dopo qualche ora, il Signor Ma accompagnato dall’ormai fedele commesso, si diresse con il nuovo acquisto verso l’uscita e apostrofandolo gli disse: “ Xiao Li, prendine una”. In quel momento tirò fuori dalla tasca anteriore dei pantaloni un pacchetto di sigarette sul cui involucro rosso fuoco troneggiavano i caratteri oro “Hong Da”.

“Signor Ma, questa è una “Hong Da”, fumo buono… No, no, non è il caso”.

“Xiao Li, su Xiao Li dai prendi!”.

A quel punto, il Signor Ma estrasse dall’altra tasca dei pantaloni un secondo pacchetto sigillato ed aprendolo davanti gli occhi dell’incredulo commesso, gliene porse cerimoniosamente una.

Il Signor Ma

“Signor Ma, questa è una “hong da”, fumo buono… No, no, non è il caso”. (Foto dal Web)

I passanti, che non si erano persi nemmeno un secondo della delicata scenetta guardavano con curiosità i due “commedianti”, i quali, accortisi dell’attenzione che stavano destando, si salutarono pieni di orgoglio.

Dopo aver sceso  la gradinata antistante l’ingresso dell’emporio, il Signor Ma si voltò e a gran voce disse al commesso: “Xiao Li, stasera ti aspetto al Manghui Club: si mangia, si beve, si ride e si canta…”.

Xiao Li era ancora là,  immobile all’entrata, pronto ad accogliere quell’invito.

di Delia Olivetto (Xiao Yi)

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Germania Vs Cina…E l’Italia?

Un modo simpatico ma non ovvio di riflettere sulle differenze tra due culture circola per la rete: una sintesi del modo di vivere e pensare di tedeschi (a destra) e di cinesi. L’Italia è un Paese occidentale e dovrebbe riflettersi nella parte blu delle illustrazioni che seguono…Tuttavia non sempre accade. A voi scoprire dove!

Modo di pensare:
modo di pensare

 

 

 

 

Modo di vivere:
individualismo o collettività?

 

 

 

 

Puntualità:

 

 

 

 

Relazioni sociali:

 

 

 

 

Rabbia e dispiacere:

 

 

 

 

In coda:
Ordine o massa?

 

 

 

 

Considerazione di sé:
Ego

 

 

 

 

Al ristorante:

 

 

 

 

In viaggio:

 

 

 

 

Concezione della bellezza femminile:

 

 

 

 

Risoluzione dei problemi:

 

 

 

 

Pasti giornalieri:

 

 

 

 

La domenica per strada:

 

 

 

 

Trasporti:

 

 

 

 

Vita da anziani:

 

 

 

 

Il bambino:

 

 

 

 

Meteo e sentimenti:

 

 

 

 
Il capo:

 

 

 

 

Cosa va di moda:
cosa va di moda

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1. Sgrannocchiando semi di zucca

C’era una volta il Signor Ma che era solito trovarsi con gli amici a giocare a dama agli angoli delle strette strade pechinesi: ore ed ore accovacciato a sgranocchiare semi di zucca e sputarne meticolosamente le bucce per terra. All’imbrunire, finite le partire, si incamminava verso casa, ogni giorno sempre con la stessa cadenza temporale. Un dì non vedendolo più ci chiedemmo: “Ma che fine ha fatto il Signor Ma?”, e qualcuno dei suoi più fidati amici disse: “ Il Signor Ma ha cambiato vita, è diventato famoso, è diventato un imprenditore”.

di Delia Olivetto (Xiao Yi)

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Chi ha paura della mamma cinese?

La famiglia e l’educazione dei figli sono da sempre il fulcro della società cinese.  L’ideogramma “hao”, dal significato di buono, bello, eccellente, è costituito dall’unione delle rappresentazioni ideografiche di donna e di bambino come a sottintendere che è dal rapporto tra madre e figlio che scaturiscono le migliori qualità dell’uomo.

Confucio (781 a.C.477 a.C.) vedeva in essa l’ambito nel quale nasceva e maturava la pietà filiale: il figlio doveva al padre rispetto e sostegno nella vecchiaia mentre il genitore gli assicurava supporto e aiuto nella sua formazione.

Ed è proprio la famiglia e l’educazione di stampo cinese ad essere in questi giorni indagati e discussi negli Stati Uniti e di riflesso anche qui, nella vecchia Europa.

L’articolo apparso un mese fa sul Wall Street Journal Why Chinese Mothers Are Superior?” ha destato una sorprendente ridda di discussioni in merito all’educazione dei figli. L’autrice sino-americana, Amy Chua, scrittrice e professoressa di legge a Yale, è sostenitrice del fatto che un’educazione di tipo cinese, severa ed intransigente, aiuti a plasmare degli adulti preparati, consapevoli e in grado di affrontare qualsiasi difficoltà la vita ponga loro davanti. A differenza dei metodi occidentali, talmente permissivi a suo giudizio, da rendere i figli falsamente sicuri di sé, pronti a soccombere al minimo problema.

Amy Chua ha senz’altro toccato un punto nevralgico della società statunitense, ne sono dimostrazione gli oltre 7700 post di risposta all’articolo. Nel suo libro, “Battle Hymn of the Tiger Mother” narra come, alla nascita delle sue due figlie, Sophia e Loiusa, abbia bandito fin dall’infanzia appuntamenti, pigiama party, tv e videogiochi a favore dello studio. Unico “svago” concesso erano le numerose ore di lezione al pianoforte o al violino a cui la scrittrice assisteva personalmente per spronarle a dare sempre il massimo. Un genitore cinese, infatti, è convinto che gli ottimi risultati conseguiti dal figlio riflettano la sua bravura come genitore e, nel caso in cui il figlio fallisca, la colpa è da attribuire al padre o alla madre che non hanno adempiuto al proprio dovere. Tuttavia, se Sophia e Louisa, raggiunta l’adolescenza sono riuscite a liberarsi dall’atteggiamento impositivo della madre, cosa succede in Cina all’interno delle famiglie?

Nell’Impero di Mezzo, la pubblicazione ed il successo di manuali come “La ragazza di Harvard, Liu Yiting” che, a partire dal 2000 si sono imposti sul mercato, hanno segnato una svolta decisiva nella discussione in ambito educativo. Zhong Xinwu e Liu Weihua, in questo diario/reportage durato sedici anni hanno messo a disposizione del pubblico la propria esperienza di genitori pronti a mettere in pratica qualsiasi strategia affinché la figlia Liu Yiting sviluppasse al meglio la propria personalità, raggiungesse brillanti risultati accademici e ottenesse l’ammissione ad Harvard. Appartenenti ad una generazione frustata negli ideali e nelle ambizioni dalla Rivoluzione Culturale hanno maturato un approccio aggressivo ma efficace. In una società competitiva come quella cinese dove tutte le speranze e gli sforzi risiedono nell’ educazione di un unico figlio è naturale che il caso di Liu Yiting abbia non poco ispirato l’emergente classe media cinese assetata di modelli a cui fare riferimento.

Tuttavia, quella della ragazza di Harvard è davvero un’educazione di successo? A dieci anni dalla sua pubblicazione, non tutti i pareri sono concordi. Le cose stanno cambiando. Un mutamento anche sancito dalla diffusione e dal consenso suscitato da un altro manuale stampato nel 2009: “Una buona madre è meglio di un buon insegnante”. L’autrice Yi Jianli capovolge i principi fino allora in voga affermando che “la gestione migliore è la non gestione”. Lasciare che il bambino proceda per “prove e tentativi” evitando un’eccessiva ingerenza che, a lungo andare, modifica il naturale corso della sua evoluzione e della sua crescita. Una teoria rivoluzionaria per i genitori cinesi ma, inaspettatamente, molto apprezzata. E dopotutto, anche in questo caso, ritroviamo una figlia dagli incredibili successi scolastici: terza classificata tra i migliori studenti di Pechino e ammessa a tutte le più prestigiose università del Paese.

Questa tendenza all’occidentalizzazione dei metodi educativi appare evidente anche dalle dichiarazioni rilasciate al China Daily USA da Cui Yonghua, primario del reparto di psichiatria del Beijing Anding Hospital in risposta alle polemiche scatenate da Amy Chua: “ I genitori dovrebbero credere che i propri figli siano in grado di essere capaci e flessibili”. Infatti, un’educazione troppo restrittiva, volta allo sviluppo di un ottimo quoziente intellettivo ma poco attenta alla salute mentale ha generato negli ultimi anni in Cina non pochi problemi comportamentali .

In ultima analisi, mentre l’America prende atto dell’esistenza di debolezze ed incoerenze presenti in un sistema fino a poco tempo fa considerato infallibile, l’altro capo del mondo accoglie sempre più favorevolmente le teorie occidentali rispettose della libera espressione del bambino e dei suoi bisogni.

di Alessandra Solaro

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